Foto sopra: il momento della premiazione. Da sinistra: Roberto Saviano, Maurizio Braucci, Trudie Styler, Claudio Giovannesi

Congratulazioni a tutti i film vincitori di un Orso, in particolare all’unico film italiano in concorso, “La paranza dei bambini” – tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, premiato con un Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura!

Però ho un appunto da fare.

La cerimonia di premiazione ad un Concorso Internazionale d’Arte è una delle occasioni mondane eleganti per eccellenza. Gli invitati a tale tipologia di evento dovrebbero partecipare attenendosi ad uno specifico dress code, nella fattispecie il black tie

Il black tie prevede che i signori indossino lo smoking tuxedo e le signore l’abito da sera.

Per rendersi conto del tenore dell’evento, è sufficiente osservare l’abito correttamente indossato dall’unica signora presente sul palco nella foto in alto.

Perché, quindi, presentarsi con uno spezzato, outfit informale, adatto al tempo libero o, al massimo, al Business Casual Friday?

I vincitori dell’Orso d’Argento 2019 per la miglior sceneggiatura. Da sinistra: Roberto Saviano, Maurizio Braucci, Claudio Giovannesi

La domanda scaturisce dall’abbigliamento dei premiati protagonisti italiani, tutti più o meno informali, così come da quello di altre persone presenti in sala.

Quale tipo di protesta rappresenta esattamente ignorare il codice d’abbigliamento di un evento al quale si partecipa consapevolmente e per merito?  

Vivere in società ha le sue regole ed esserne membri non vuol dire rispettarle?

Tanto più chi, come il Signor Saviano ad esempio, lavora ogni giorno in prima persona per una società migliore, non dovrebbe evitare di suddividere il rispetto in categorie di serie A, B e C?

A me è stato insegnato che il rispetto non accetta aggettivi indefiniti e mezze misure. Non si può  avere “molto rispetto”, “poco rispetto”… bensì è qualcosa che si ha o non si ha, integralmente.

Chiaramente ci sta che lo smoking non lo si possa, non lo si voglia o non lo si sappia indossare.

Ma ci sono delle opzioni più congrue di una rimostranza tanto plateale quanto futile:

  • un abito scuro, intero, abbinato ad una camicia bianca e ad una bella cravatta, cintura e scarpe nere: hai derogato, ma con classe;
  • non prendere parte all’evento: declinare un invito è concesso;
  • affidarsi ad un consulente d’immagine: dà consigli di stile con cognizione di causa, guardando oltre il singolo evento poiché, spesso, tiene all’immagine del cliente più del cliente stesso.

Queste tre semplici soluzioni hanno almeno tre conseguenze positive:

  • non offendere chi organizza l’evento;
  • non offendere i partecipanti all’evento che si sono attenuti al codice;
  • risparmiarsi un’inutile brutta figura.

Credo questo:

un conto sono le nostre convinzioni personali ed un altro le convenzioni sociali.  

Si può scegliere di far valere i propri ideali concretamente in mille modi, con le parole e con i fatti, accettando come naturale conseguenza di far parte di un sistema fatto di convenzioni appunto.

I risvolti sociali delle nostre azioni, qualunque essi siano, attesi o inattesi, sono parte integrante di quel sistema e andrebbero vissuti in maniera commisurata alle regole.

Contravvenire per il gusto di contravvenire che senso ha? 

NOTA BENE:  Il presente articolo non cela alcuna avversione nei confronti del Sig. Roberto Saviano o di altra persona in particolare.

A dimostrazione di ciò, e per par condicio, il prossimo articolo sul dress code lo dedicheremo alle scelte stilistiche dell’On. Matteo Salvini.

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LEGENDA dei TERMINI IN CORSIVO:

dress code = ingl. codice d’abbigliamento

black tie = ingl. cravatta nera

smoking, tuxedo = ingl. abito completo da uomo, da sera, elegante e formale.

outfit Business Casual Friday = ingl. abbigliamento informale da ufficio, acconsentito in certe aziende di venerdì

par condicio = lat. parità di trattamento

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